Laura Anfuso
Francesca Barzon
Marta Celio
con
Nella Cazzador
Germano Bertin
Data: sab 03 ottobre 2026
11:00
Dentro
Le poesie raccolte in Dentro somigliano a un esercizio di respirazione, a un’alternanza di inspirazione ed espirazione che scandisce la vita del corpo e la sua apertura al mondo. La scrittura disegna un paesaggio interiore che si espande e si contrae, abitandone i vuoti con tenerezza.
Anfuso restituisce al bianco una valenza più complessa. È un bianco che cuce, allevia, lenisce, legandosi al silenzio in uno sguardo più introspettivo: «calma la pelle/ occhi respira/ bianco il profumo/ che vita nasce» oppure «silenzio chiama/ di senso corpo suona/ compie la vita».
Nei suoi versi il silenzio non è un sottrarsi alla parola, ma un modo per darle tempo e forma, come la neve che copre senza cancellare, lasciando che il dolore o il paesaggio riaffiorino sotto una luce rinnovata. È un silenzio che acquista un valore particolare quando si confronta con l’orrore della guerra, una presenza che attraversa, direttamente o indirettamente, tutta la raccolta. Per Anfuso la memoria non è un archivio di eventi passati, ma una presenza che si radica nei gesti, nei respiri, in tutto ciò che il corpo porta con sé e non si lascia dire.
Questo legame tra il corpo – del lettore – e la parola poetica è accentuato dalla scelta di escludere la punteggiatura. L’assenza di segni apre uno spazio di esitazione, in cui la voce inciampa prima di rispondere al ritmo naturale del verso.
In un volo il mio tempo. Silenzi che parlano
Raccolta di poesie dove c’è un tempo leggero e rapido come il volo di un uccello che si confronta con un tempo “interiore”. Il passo si fa più pesante, più lento, cambia e si espande con il nostro vissuto, con le nostre esperienze esistenziali che definiscono la nostra unicità. In definitiva è un Diario in poesia che parla di memorie e radici, amore e relazioni, di spiritualità, di natura corpo e cambiamento.
È uno sguardo sulla vita che il filtro dei sentimenti detta i contenuti, le sfumature, i valori, il senso delle parole e del vissuto.
Narrazioni invisibili
Si tratta di un testo «carico di una grande forza interiore, quella che la protagonista attinge dalla propria particolare gentilezza d’animo […] un impegno poetico – scrive Paola Binetti nella sua “Lettera a Marta”, inserita in apertura di volume – che ha il sapore della profondità filosofica, colta nella sua essenzialità […], dove si respira una empatia che è davvero capacità di riconoscere nell’altro qualcosa di sé e al tempo stesso di diverso da sé, ma comunque quel “quid” che ci fa riconoscere, anche a distanza, come umanità dolente, sofferente, ma capace di dare senso al dolore, anche al proprio per poter essere di sostegno all’altro, anche attraverso la difficile strada del perdono […] un perdono forse non chiesto, non consapevole, ma comunque necessario per riconciliarsi con sé stessi e con il mondo intero, per guardare a quei “cieli celesti” che ci attendono con la loro muta armonia».
«Prendendo in mano queste “narrazioni” di Marta – scrive nella Postfazione al libro di Germano Bertin – ho provato un indefinibile senso di attrazione e, al contempo, di smarrimento: poi, in breve, tutto si trasformato in un pacificante senso di riconoscimento. Abitando queste sue parole, ovvero, tornando a leggerle, a rileggerle, in punta di piedi, sono emersi, o forse meglio riemersi piano piano, dettagli e indizi che mi hanno permesso di vedere e di ri-trovare quel filo sottile che unisce giorni, emozioni, colori, pensieri, silenzi. Spazi e vissuti che prima mi apparivano imprevisti, inattesi, scollegati, poi sono diventati prossimi e parlanti. Queste narrazioni, affollate di vita e di vite, di volti e di identità preziose-misteriose, di nomi e percorsi interiori unici e parlanti, permettono, a chi si concede “tempo”, di percepire, prima, di ri-conoscere, poi, e di abitare, finalmente, l’in-visibile. Qui, gli intrecci, intensi, tumultuosi, inafferrabili, colmi, talora complessi, svelano, di fatto, frammenti e dettagli che portano in luce il mistero di “esistenze a colori”, pregne e interroganti.
Quanto viene qui condiviso da Marta, in modo pudico e schietto, onesto, si fa parlante e coinvolgente.
Così, accogliendo frammenti, facilmente, ci si scopre “parte di un intero che abitiamo e ci abita”. Tale riconoscimento si fa finalmente riconoscenza, stupore e bellezza del vivere».
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