James Harpur
con
Francesca Diano
Raffaella Bettiol
Emiliano Fiori
Data: gio 02 ottobre 2025
INGRESSO LIBERO, SENZA PRENOTAZIONE
16:00
Il vangelo della Gargouille, Valentina Editrice
La cattedrale di Notre-Dame, il grande incendio, il Poeta e la Gargouille. Mai come in questo testo Harpur rivela la sua natura di poeta mistico e sciamano. È subito chiara la sua natura potentemente simbolica e allo stesso tempo allegorica. La grande fabbrica poetica e intellettuale di cui Harpur è non solo la mente filosofica e l’ispirazione spirituale da cui essa prende vita, ma della quale è anche architetto, maestranze, decoratore, scultore, scalpellino, riverbera in una frase che, pur breve e pronunciata apparentemente con l’icasticità di una constatazione, concentra in sé l’intero senso profondo del poema. Perché questo è un lungo poema. È la storia di un’anima. O meglio, dell’Anima. «I poeti non vengono più qui».
Il qui non è certo il tetto di Notre-Dame cui il corpo di pietra della Gargouille è saldato (o da cui forse emerge), ma la fonte vivifica e ribollente, la matrice prima della poesia e di tutta l’arte, comunque essa si manifesti: l’immaginazione. È a quella dimensione che il poeta, la poesia, l’arte, tendono, all’ineffabile. Per Harpur, una delle più grandi e celebrate voci della poesia spirituale contemporanea, la poesia non è solo una vocazione, ma una missione, lo strumento privilegiato per esplorare sé stessi e il mondo, un’incessante ricerca spirituale, un’attività che affonda le sue radici nel Sacro e, in tal senso, assai simile alla meditazione e alla preghiera. Nella sua scrittura poetica si fondono cultura classica, pensiero filosofico occidentale e orientale, mitologia celtica, tradizione bardica, patristica medievale, mistica occidentale e orientale, pensiero junghiano, e naturalmente tutta la grande tradizione poetica che l’ha preceduto.
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